Don Leo “Santo” per la Vita

“Grazie, Signore: mi hai fatto conoscere un santo. Forse non salirà mai agli onori degli altari, ma d’ora in poi quando sentirò parlare di santi anonimi, quando celebrerò la Festa di Tutti i Santi avrò davanti ai miei occhi e nel mio cuore il volto e il sorriso di don Leo. E anch’io posso dire: ho conosciuto un santo. Ho avuto un santo per amico.”

Queste parole pronunciate da don Michele Mosa alle esequie di don Leo Cerabolini possono giustamente essere usate per descrivere la figura di un sacerdote che ha dedicato la sua vita a “difendere, amare e servire la Vita”.

Don Leopoldo Cerabolini nasce a Pavia il 15 novembre 1926. Negli anni ’70, mentre è parroco di Belgioioso, alcune ragazze si rivolgono a lui chiedendo aiuto perché la loro famiglia non accetta la loro gravidanza e vorrebbe indurle ad abortire. Don Leo si rende conto che se avesse una casa in cui ospitarle potrebbe aiutarle salvando la vita dei loro bambini. È così che il 12 maggio 1979, utilizzando una villa lasciata in eredità alla diocesi, insieme a Giovanna Vitali e a un gruppetto di laici egli apre la Casa di Accoglienza alla Vita di Belgioioso, ove inizia ad accogliere ragazze madri: un’iniziativa “rivoluzionaria” che lo porta ad affrontare non poche difficoltà legate alla diffidenza ed ai pregiudizi della gente e che va contro una cultura pro-aborto sempre più diffusa; ma anche un esempio poi seguito da molti Centri di Aiuto alla Vita e da tante altre Case negli anni a venire.

Col passare del tempo la Casa di Accoglienza cresce sempre più ed ospita un numero sempre maggiore di mamme e bambini coinvolgendo tantissimi volontari a cui don Leo, con il suo sorriso e la sua umiltà, riesce a trasmettere il suo entusiasmo e la sua passione per la Vita. Una passione che lo porta a lasciare la cura d’anime della parrocchia per dedicarsi esclusivamente alla Casa di Accoglienza nel 1994. Don Leo si fa personalmente promotore del primo convegno delle Case di Accoglienza alla Vita, tenutosi a Pavia e Belgioioso il 25 settembre 1988;  accoglie e divulga con entusiasmo l’enciclica “Evangelium vitae” diventando un instancabile promotore del “popolo per la vita” attraverso numerose testimonianze in diverse città e CAV italiani ove fa conoscere l’esperienza della Casa ed il valore della Vita; con questo stesso spirito, promuove anche la diffusione di un periodico a cui dà il nome di “Comunicare Vita”.

Domenica 8 febbraio 2004, al termine di una dolorosa e lunga malattia, affrontata sempre nel silenzio e nella fede, lascia la Casa di Accoglienza e la vita terrena per essere accolto nella Casa e nella Vita celesti. Fino all’ultimo, resta forte in lui la preoccupazione che la Casa di Accoglienza possa continuare mantenendo intatti lo spirito e l’entusiasmo che lui le ha sempre dato. Un entusiasmo così grande da farlo sentire come in paradiso, se è vero che don Leo alcuni anni prima aveva iniziato la stesura del suo testamento paragonando la felicità provata da S. Bernadette davanti alla grotta di Lourdes a quella che egli stesso provava ogni giorno alla Casa di Accoglienza, da lui definita il suo “cielo”.

 

Le tappe del Cammino con don Leo

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